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14 January, 2011

De profundis



Strano Paese il nostro.
Ha un'industria cinematografica che si fa fatica a definire così ma l'unico prodotto veramente industriale viene ormai dato per spacciato. Con troppa leggerezza e sveltezza. Parliamo del seriale "Natale a/in..." di Aurelio De Laurentiis che quest'anno sta ottenendo degli incassi inferiori rispetto al passato e che è stato superato dai diretti concorrenti Aldo, Giovanni & Giacomo con "La banda dei Babbi Natale" di Paolo Genovese.
Strano Paese il nostro.
Dove al cinema non più di due Natali fa Aldo, Giovanni & Giacomo, appunto, venivano dati per spacciati, lessi, bolliti. Un Paese fatto di funerali e resurrezioni e funerali e resurrezioni.
Intonare oggi il de profundis per il "cinepanettone dop" appare azzardato, autolesionistico, frutto, forse, unicamente della malafede. Il film diretto da Neri Parenti ha superato i 18 milioni e mezzo di Euro di incasso, piazzandosi tra i cinque film più visti della stagione, esattamente al quarto posto prima di Harry Potter, per intenderci, e dopo "Che bella giornata" destinato a salire ulteriormente ai vertici del box office. Di fronte a questi risultati stona un po' la voglia, tutta italiana, di dare addosso a "Natale in Sudafrica". Come a volerselo togliere dalle scatole. Quasi un regolamento dei conti. In cui più d'uno, attraverso la sottolineatura dell'apparente débâcle del titolo di questo Natale, ha inteso colpire direttamente Aurelio De Laurentiis. Certo il nostro unico e vero tycoon cinematografico non è una persona che sia riuscito ad attirarsi grandi simpatie. La forza dei numeri lo ha reso sempre più forte, determinato, superiore. Ama spesso maltrattare i giornalisti che non ama. Ma è uno dei pochi produttori che ha saputo realizzare un prodotto complesso come il cinepanettone avendo bene in mente che cosa faceva, come lo faceva e per chi lo faceva.
Ora con "Che bella giornata" e "Benvenuti al Sud" sembra che lo sappia fare anche qualcun altro. Fino a poco tempo fa però non è stato esattamente così. E comunque nessuno in Italia ha saputo realizzare un prodotto seriale industriale come il suo. Che piaccia o non piaccia. Ma un conto è criticare, giustamente, un altro è desiderare la fine, augurando la morte.
Certo niente e nessuno è eterno. Le formule si consumano. I gusti cambiano.
Tutte cose di cui De Laurentiis terrà conto (anzi, visto il suo silenzio, le sta già facendo sue). Per resuscitare... Perché non è suonata la campana ma solo un campanello d'allarme.